Anne Ancelin Schützenberger ha sviluppato una teoria complessa partendo da un assunto semplice: i morti non sono assenti, sono invisibili (Sant'Agostino)
Lei è l’ideatrice della Psicogenealogia, disciplina che prende in considerazione le lealtà invisibili nei sistemi familiari: esitono lealtà psicologiche
a persone delle generazioni precedenti, ad avi che hanno qualche ‘affare in sospeso’ o eventi traumatici vissuti, danni recati o subiti che si trasmettono come pesi transgenerazionali, come memoria psicoemotiva ai discendenti.
Quello che succede è che le generazioni successive tenderanno a ripetere il copione di vita di qualche antenato o antenata, ripetendo inconsciamente lo stesso schema, senza nemmeno rendersi conto del trauma originale. Si potrebbe dire che oltre all’amore, dal clan familiare si può ricevere un’eredità scomoda accumulata di generazione in generazione attraverso la catena dei non-detti.
La professoressa Schützenberger ci offre, con la terapia transgenerazionale, l’opportunità poetica di entrare nella storia di un individuo in modo sistemico e strutturato, integrando l'insegnamento di Moreno e la comunicazione non verbale, sia nel contesto individuale della psicoterapia che nella terapia di gruppo. È un viaggio nella vita degli antenati e nelle domande intrapsichiche in cui le persone possono trovare la possibilità di un'emancipazione individuale, per essere libere e scegliere cosa fare nella propria vita. Infatti, l'energia dell'albero genealogico che si ramifica nelle linee materna e paterna, può diventare un limite se le informazioni rimangono inconsce e sconosciute e una grande risorsa se portate a consapevolezza. Anne, parlando della famiglia e dell’individuo, dice:
Noi proseguiamo in vita la catena delle generazioni e paghiamo pegno al passato. Fintanto che non si è “cancellato i debito”, “un’alleanza invisibile” ci spinge a ripetere, che lo vogliamo, che lo sappiamo, la situazione piacevole o l’evento traumatico, la morte ingiusta, persino tragica, o la sua eco.
(Anne Ancelin Schützenberger, 2009, “La sindrome degli antenati”, Di Renzo Editore, pagina 14).
Nel dopoguerra la Schützenberger iniziò i suoi studi di psicologia a Parigi e fu iniziata alla psicoanalisi dall'antropologo Gessain e dalla psicoanalista Françoise Dolto. Nel 1951 arriva negli Stati Uniti dove studia dinamiche di gruppo con gli studenti di Kurt Lewin e psicodramma direttamente dall'ideatore Jacob L. Moreno. Era anche una studentessa di S. H. Foulkes e ha imparato l'importanza delle matrici per lo sviluppo di un modello multi-personale della mente. I suoi studi, i Docenti e la sua fervida intelligenza, l'hanno portata ad osservare nella sua pratica clinica quanto sia cruciale il ripetersi di generazione in generazione di eventi e sentimenti traumatici, nella formazione dei sintomi fisici, psichici e relazionali di un individuo.
Nel suo bestseller, Anne ha affermato che la vita è come un romanzo:
Diciamo, per semplificare, che alla sua nascita - ma anche già nell’utero - il bambino riceve un certo numero di messaggi: gli si trasmette un nome di famiglia (cognome) e un nome di battesimo, un atteso secondo ruolo che dovrà assumersi o evitare, può trattarsi di un’aspettativa negativa e/o positiva. Si proietta su di lui, per esempio, il fatto che è tale e quale al “prozio Jules”, si pensa già che sarà esploratore, avventuriero e un “cattivo soggetto” come lui; lo si trasforma in capro espiatorio o gli si fa indossare l’abito di uno morto, che la sua nascita va a rimpiazzare. Come le fate, intorno alla culla della Bella Addormentata nel Bosco, si dicono e predicono cose, ingiunzioni, scenari, un avvenire – si dicono le cose o le tacciono in un non-detto segreto e pesante – così tutto ciò contribuisce a “programmare” il nascituro.
(Anne Ancelin Schützenberger, 2009, “La sindrome degli antenati”, Di Renzo Editore, pagina 160)
Riassumendo: i nodi inconsci impediscono che l'energia dell'amore fluisca liberamente dagli ascendenti ai discendenti, quindi ci obbligano a lealtà inconsce al clan familiare, limitando la nostra capacità decisionale e di scelta. A tal proposito, la fondatrice della Psicogenealogia ha affermato che tutti noi ereditiamo un 'groviglio' di storie e, praticando l'arte della rivisitazione, possiamo comprendere meglio il passato per lasciarlo andare e vivere intensamente il “qui e ora”.
Oltre al contesto familiare, dobbiamo tener conto dei condizionamenti culturali, religiosi, storici e geografici e, di conseguenza, chi opera in questo settore necessita di una buona cultura generale e non solo di studi clinici, psicologici e psicopatologici.
Nel suo ultimo libro, “Psicogenealogia”, l'autrice ha fatto riferimento al suo approccio definendolo un'arte e una scienza ed esprimendo in maniera più divulgativa, ma non per questo meno precisa, ciò che ha teorizzato e dimostrato nella sua lunga esperienza.
Se guardiamo "oltre il visibile" con il terzo occhio e ascoltiamo con il terzo orecchio, le percezioni e il soggettivo potrebbero espandersi: si entra nel mondo dell'universale, fino a raggiungere l'Anima Mundi.
Le soluzioni si trovano nello studio attento delle teorie dei Maestri e delle Maestre che ci hanno preceduto, in una formazione continua che trasmetta anche l'esperienza necessaria per migliorarsi. L’essere visionari permette di attingere alla creatività personale, ben ispirata da riti e atti simbolici, fiabe e racconti, che sposano la cultura animista e le radici antropologiche della Terra.
(Final Paper for the cerifty as Pratictioner in Psychogenealogy and Transgenerational Therapy, marzo 2021 - Cristina Dini - Anne Ancelin Schutzenberger International School of Psychogenealogy and Transgenerational Therapy)